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Esperti ed amministratori pubblici a confronto

Esperti ed amministratori pubblici a confronto

Di seguito l'articolo pubblicato domenica 16 febbraio, a firma di Zenone Sovilla, sul quotidiano l'Adige.

Coniugare le esigenze della produzione idroelettrica e quelle ambientali, sociali e turistiche delle collettività territoriali. Lungo questo filo conduttore, ieri, si sono alternati i relatori del convegno dedicato all'imminente rinnovo delle concessioni idroelettriche e alle relative opportunità per le comunità che ospitano gli impianti oggi gestiti da Dolomiti Energia. I lavori, moderati da Alberto Faustini , direttore dell'Adige, si sono svolti in un'aula della facoltà di giurisprudenza gremita di pubblico (molti gli amministratori locali) al quale ha rivolto il saluto di apertura il preside, Fulvio Cortese , che ha ceduto la parola a Gianfranco Pederzolli , rappresentante dei consorzi trentini dei Bim (bacini imbriferi montani), promotori dell'evento. Pederzolli ha sottolineato il peso del passaggio legislativo in Provincia, che definirà forme e contenuti della o delle gare per assegnare 17 concessioni riguardanti grandi centrali idroelettriche «storiche», quelle per intenderci delle grandi dighe. Una partita industriale da diversi miliardi l'anno, con una ricaduta finanziaria per gli enti locali di un centinaio di milioni (25 dei quali ai Comuni) sotto forma di canoni aggiuntivi, stabiliti dalla legge per supportare le popolazioni dalla cui risorsa acqua le aziende elettriche traggono beneficio alterando l'ambiente naturale. Ora la Provincia autonoma, così come le Regioni, è chiamata a rendere operativi entro la fine del 2023 gli affidamenti secondo la nuova disciplina, illustrata ieri da Damiano Florenzano , ordinario di istituzioni di diritto pubblico alla facoltà di giurisprudenza. Potrà scegliere modalità diverse ma sarà tenuta a rispettare il principio del riconoscimento di compensazioni economiche adeguate alle popolazioni coinvolte, come ha spiegato Vincenzo Cerulli Irelli, ordinario di diritto amministrativo all'ateneo trentino. Il professore ha puntato un fascio di luce sulle caratteristiche del bene comune acqua, sui possibili conflitti e sugli strumenti legislativi pensati per mitigarli. Dall'idroelettrico alle irrigazioni, all'innevamento artificiale, siamo di fronte allo sfruttamento di un bene demaniale di primaria valenza ecologica: per contemperare le varie «tensioni», le leggi e la giurisprudenza hanno consolidato il carattere complementare dei canoni definiti per l'appunto «aggiuntivi» rispetto a quanto pagato per l'utilizzo dell'acqua. Una concessione patrimoniale in più, per rispondere ai bisogni delle comunità di montagna. Il che può tradursi anche in maggiori strumenti per contrastare il rischio spopolamento, per esempio aiuti all'agricoltura in quota o alla filiera del legno. Stando a recenti dichiarazioni di membri della giunta, la Provincia sarebbe orientata a consolidare la funzione dei canoni aggiuntivi, anche in riferimento alla tutela ambientale. Un tasto delicato, quest'ultimo, toccato dapprima da Lorenzo Cattani, già ad e direttore di Hydro Dolomiti Energia, che ha menzionato la tendenziale penuria d'acqua e l'involuzione causata dai mutamenti climatici e dallo scioglimento progressivo dei ghiacciai. Un allarme rilanciato poi con forza dall'ecologo fluviale Maurizio Siligardi, che ha proposto a una platea molto attenta un'approfondita disanima del contesto ecosistemico legato ai corsi d'acqua e della necessità di non minarne equilibri essenziali per un rapporto corretto e benefico fra comunità antropiche e la natura. Rapporti con il territorio e assetti occupazionali futuri dipenderanno dalle condizioni poste nei bandi di gara e dal profilo delle aziende concessionarie. Queste ultime potrebbero essere ancora prevalentemente locali, come si augurano in molti (per mantenere interlocuzioni dirette), oppure grandi attori internazionali con tutti i rischi del caso.